16 Giugno 2019

Tomb Raider

L’eroina digitale nata nel ‘96 torna in una nuova avventura sorprendente. La discesa agli inferi in un’isola alla Lost non lontano delle coste giapponesi. Il freddo, la pioggia, il vento. E un’isola maledetta, un tempo capitale del regno di Yamatai retto dalla regina bella e terribile Himiko.

Il nuovo Tomb Raider, nei negozi per Ps3 e Xbox 360 dal 5 marzo, è un viaggio cupo dove si alternano la speranza e la disperazione. Una discesa agli inferi che oscilla fra gli archetipi di Lost e i luoghi oltre i confini del mondo di Apocalypse Now. Un videogame raro, per la qualità e la varietà di emozioni e sentimenti che mette in scena.

Ma soprattutto c’è la nuova Lara Croft. Giovane, vulnerabile e alle prime armi. Incespica, si spaventa, piange come qualsiasi essere umano quando è messo davanti a prove e orrori troppo grandi. Non proprio una banalità trattandosi di un videogame, dove i sentimenti sono un tabù.

Un bel modo per tentare di uscire dal viale del tramonto. Dopo il clamore delle prime quattro avventure fine anni Novanta, questa è la undicesima, le avventure di Lara si son fatte sempre più discutibili e ripetitive. Malgrado, o forse anche grazie, i film con Angelina Jolie. E ora, con questo Tomb Raider, vorrebbe trovare uno spazio fra quella manciata di titoli che ancora contano. Gli unici che vendono. Non è la prima volta che ci prova, ma è la prima volta che ha qualche chance di riuscirci.

Partita con una spedizione archeologica sulle tracce di Himiko e del regno di Yamatai, Lara azzarda e convince gli altri ad entrare nel Triangolo del Drago. Un fazzoletto di mare al largo delle coste giapponesi dal quale è meglio tenersi alla larga. “Perché quello delle Bermuda al confronto è Disneyland”, fa notare un suo compagno. Il naufragio, poi l’arrivo fortunoso sull’isola, la scoperta che è abitata da un gruppo di persone ostili. Molti dei motivi che hanno spinto i membri della spedizione a rischiare tanto li intuiremo dai dialoghi e da alcuni video. Lara, arrivando sulla spiaggia, ha ritrovato la telecamera di una collega che ha filmato il viaggio. E come in Cloverfield, quelle sequenze, quei ricordi, diranno molto di tutti loro.

Perfino certe meccaniche classiche dei videogame, la possibilità di migliorare le armi o affinare le abilità di Lara, sono usate con coerenza senza esagerare. Non tutto è perfetto e non tutto torna, le munizioni sparse in giro ad esempio in una storia così adulta stonano. Ciò nonostante questo è il miglior Tomb Raider dopo quello del 1996.

via Repubblica.it.

About The Author

Blogger per caso.. nel 1999 iniziai il sito che chiamai diario multimediale, solo in seguito si scoprì che era uno dei primi blog. Appassionato di molte cose, cerco di seguire i miei interessi tutti insieme, ovviamente diventando esperto quasi di nulla.

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